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La gang del Bling Ring tra finzione cinematografica e realtà dei fatti: l’emulazione delle celebrità.

L’ultimo film di Sofia Coppola, tratto dal precedente libro di Nancy Jo Sales, si ispira alla gang del “Bling Ring”, un gruppo di adolescenti americani che nel 2009 svaligiarono le case delle celebrità di Hollywood Hills, per un ammontare di 3 milioni di dollari in beni di lusso.

Tra le star derubate, Paris Hilton, Linsday Lohan, Orlando Bloom, Megan Fox, Audrina Patridge, Rachel Bilson.

Nessuno saprà mai con certezza per quale motivo i ragazzi giunsero ad un atto tanto spregiudicato, spavaldo, e per certi versi ingenuo. Nel film della Coppola i personaggi vengono descritti il più vicino possibile ai loro corrispettivi reali. Persino gli interrogatori e molte frasi del processo sono state riportate esattamente come vennero pronunciate allora, durante lo scandalo. La riflessione che potrebbe sorgere spontanea nel post visione è quanto i giovani possano essere morbosamente vicini ai loro idoli dello star system, e cosa questo comporti nella maggioranza dei casi.

Il film e la narrazione degli eventi

Sofia Coppola, in un’intervista su “LaNotiziaGiornale.it”, afferma:”il fascino per le star e l’interesse per loro non fa altro che crescere. Ero interessata ad analizzare questo aspetto della nostra cultura che mi ha molto incuriosito.”

Ciò che traspare dal film è la voglia di mostrare la realtà dei fatti, la loro linearità. I ragazzi sono affascinati dai vestiti di marca, dagli accessori, dalle scarpe dei loro idoli. Indossandoli si sentono parte di un mondo che possono solo lontanamente immaginare, ma che vivono costantemente attraverso il giornalismo di gossip che in America,come in Europa,è ormai diffuso su vasta scala.

Come sono state studiate le strategie di furto?

Tramite internet, e social network quali Twitter e Facebook. Come riportato nell’articolo del Corriere della Sera del 18/01/2010, sul portale di gossip TMZ.com studiavano accessori, vestiti o scarpe che avrebbero voluto possedere, attraverso i Social si capiva quando poter entrare in azione, data l’assenza del Vip, e per individuare l’abitazione sfruttavano il sito “celebrityaddresserial.com”.

Ma un occhio attento all’analisi trarrebbe altri spunti importanti dalla visione del film: i problemi di ansia, autostima e il forte desiderio di accettazione in un gruppo, il modo ingenuo in cui avvengono i primi furtarelli per poi specializzarsi con sempre meno coscienza del rischio spinti solo dall’euforia, la droga e la totale assenza dei genitori, che nemmeno immaginano cosa stia accadendo.

Un problema di scelte sbagliate, di chi trovi come amico, di emulazione eccessiva nei confronti di quelli che vengono considerati idoli del materialismo moderno.

Inoltre la scelta di dare spago ad una vicenda simile non è, come molti potrebbero erroneamente pensare, quella di idolatrare o rendere eroi dei ragazzini che derubano i ricchi: al contrario la presa di coscienza da parte dello spettatore del background che ha portato tali azioni, e la gravità di queste. Lo stesso Mark, uno dei protagonisti del film, afferma che sembrasse assurdo il fatto che dopo il suo arresto gli fossero arrivate su Facebook 800 richieste di amicizia, e che tutti lo considerassero famoso e importante, per un gesto tanto sconsiderato.

Il libro di Nancy Jo Sales nato dal contatto stretto con i componenti della gang

In un’intervista a GIOIA, la scrittrice afferma di aver raccontato per prima la storia della gang in un articolo su Vanity Fair America: “The suspects wore Louboutins” (I sospetti indossavano Louboutin). Dopo aver letto la notizia dell’arresto sul New York Post pensò di dover assolutamente parlare con loro, e ci riuscì. Da quegli incontri nacquero vere e proprie interviste, riflessioni e confessioni, che aiutarono la scrittrice a comprendere e individuare le cause del loro comportamento: “poniamo troppa enfasi sul tema del benessere e della fama, non sorprende che i ragazzi ne siano ossessionati. La fama, il consumismo sfrenato, le droghe, i problemi familiari. Teenager in cerca di eroi e modelli finiscono per identificarsi con i protagonisti dei reality, e le stelline che collezionano incidenti d’auto. Tutto ciò alimenta il cinismo e i comportamenti deviati di molti.”

Conclusioni

In America, come in Europa, ormai cantanti e attori vengono idolatrati, ammirati, quasi venerati. Basti pensare in Italia, e non solo, al fenomeno delle Beliebers, delle Directioners. Adolescenti fanno della loro vita un mondo che ruota intorno a personaggi Come Justin Bieber, gli One Direction, solo per citare gli esempi più noti, che hanno portato disgrazie e catastrofi tra giovani che sono arrivate al punto di commettere atti autolesionistici per un attenzione negata loro ad un concerto, o addirittura ad una lettera in una Fan Page.

Che siano tutti comuni denominatori negativi dell’Era del Social, questi legami morbosi al mondo delle Celebrities?Immagine