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La spirale dell’angoscia

È assurdo il senso di incertezza che ti assale quando pensi al presente. Si, il presente. Il futuro è un’incognita, lo sanno tutti.

Mi sono laureata due anni fa. Continuo con i corsi di specializzazione, le qualifiche, metto in continuazione alla prova le mie capacità per dimostrare a me stessa che posso tutto, non posso arrendermi.

Chi si ferma è perduto, dicono. Forse hanno ragione.

Sarà questo il problema?

Sarà per questo che, spesso, non sappiamo dove andare?

Invece di mettere in pausa la mente, riflettere, capire cosa vogliamo, dove davvero vogliamo andare, non ci fermiamo. Andiamo avanti, spesso girando intorno senza una meta, perdendoci senza mai ritrovarci. Cercando uno spiraglio di luce che crediamo di vedere ma è un miraggio.

Lentamente, entriamo a far parte di quella spirale di inquietudine, quel labirinto dell’angoscia che si restringe, ad una velocità impercettibile, e stringe sempre più forte, fino a farci perdere il respiro.

È una generazione intera che la sente, questa paura del presente. Anche quando pensiamo che sia finita, quando la morsa si allenta e facciamo profondi respiri di sollievo, sappiamo che la tregua sarà solo temporanea, che l’armistizio che ci è concesso è flebile come la fiamma di una candela quasi finita.

Forse non è solo la nostra generazione che ha attraversato questa fase, come ho sempre sostenuto.

Forse la vita è un alternarsi di momenti in cui la morsa della spirale ti soffoca e momenti in cui credi di vivere nella luce.

Diventare adulti significa, a conti fatti, imparare a convivere con questo?